Usura bancaria e forme di tutela dei consumatori finanziari

L’usura bancaria è una delle anomalie più subdole e diffuse nei contratti bancari. Dietro ad ogni interesse applicato su mutui, prestiti o finanziamenti potrebbero infatti essere applicati tassi superiori a quelli consentiti dalla legge.

Si tratta di un fenomeno devastante che si è silenziosamente imposto e pericolosamente radicato in questi ultimi anni.

È nei momenti di bisogno e di difficoltà economiche che l’usura rivela la maggiore pericolosità. In periodi di crisi, come quello attuale, è evidente che ne risulta esposto un numero maggiore di persone.

Fino a qualche anno fa era impensabile che le banche applicassero interessi usurari. Probabilmente, era nei pensieri di molti ma quasi tutti collegavano l’usura ad un fenomeno legato alla criminalità organizzata e ad altre situazioni illecite. Negli ultimi anni, l’usura bancaria è diventata fenomeno di costume e da Paese di Commissari Tecnici in ambito calcistico ci siamo trasformati in Paese di tecnici per l’Usura.

Le banche applicano usura, e con decreto del Presidente della Repubblica del 14 marzo 2008 il Consiglio di Stato ha sancito che l’usura bancaria è equiparata a quella criminale.

Trattandosi di una materia di non facile comprensione il presente scritto, che non ha certo la pretesa di trattare in maniera esaustiva un tema di tale vastita e complessità, terrà conto solo dei mutui (a tasso fisso o a tasso variabile) e prestito personale e il finanziamento finalizzato concessi dalle banche, istituti di credito o società finanziarie.

Ciò non solo per limitare l’ambito dello scritto, ma soprattutto, perché tra le diverse tipologie di credito, i mutui, i prestiti personali e i finanziamenti finalizzati sono quelli che il cittadino-comsumatore generalmente richiede alle banche.

Per rendere più scorrevole la lettura si parlerà solo di banche, lasciando sottinteso il riferimento anche agli istituti di credito o società finanziarie.

Prima di analizzare i rimedi giuridici che potrete utilizzare ove al vostro mutuo o prestito sia stato applicato un tasso usurario dalla banca, è necessario trattare del concetto di tasso soglia usura e delle modalità con il quale lo stesso viene determinato, passando poi ai possibili rimedi dei consumatori finanziari e, infine, alla fondamentale distinzione, soprattutto ai fini dei predetti rimedi, tra usura originaria e usura sopravvenuta.

I) Il tasso soglia usura

E’ con la legge n. 108/1996 (Disposizioni in materia di usura) che nel nostro ordinamento è stato definito, in maniera esplicita, il concetto di usura, attraverso la disciplina del tasso effettivo globale medio (TEGM), che costituisce il parametro al quale occorre raffrontare il tasso d’interesse di un’operazione creditizia al fine di accertarne l’usurarietà.

Questa legge prevede che sia l’Autorità amministrativa (il Ministero del Tesoro, sentiti la Banca d’Italia e l’Ufficio Italiano dei Cambi) a stabilire ogni tre mesi il tasso effettivo globale medio degli interessi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari iscritti negli elenchi tenuti dalla Banca d’Italia e dall Ufficio italiano dei Cambi, relativamente ad operazioni della stessa natura. Ciò che vuol dire il TEGM sarà diverso a secondo del rapporto contrattuale che avete instaurato con la vostra banca: mutuo, prestito, finanziamento finalizzato, apertura di un conto corrente, fido bancario, ecc. ecc. Successivamente esso verrà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale.

Tale tasso, aumentato di un quarto, cui si aggiunge un margine di ulteriori quattro punti percentuali, costituisce il c.d. tasso soglia usura.

Ragionando in termini più pratici esso costituisce il limite invalicabile al quale dovrete comparare il costo che paghate alla banca sulla somma di denaro che avete chiesto con il mutuo o con il prestito. Se tale costo, espresso attraverso i tassi d’interesse, supera quel limite siete vittime di usura bancaria.

*****

II) Il costo del vostro mutuo o prestito: TAN, TAEG e tassi di mora

Per poter accertare se al vostro mutuo o prestito personale o finanziamento finalizzato sia stato applicato un tasso usuraio, come già accennato, occore tener conto dei costo che paghate alla banca, tali costi vengono determinati attraverso i tassi di interesse che sono stati applicati alla vostra operazione creditizia. Essi risultano indicati per iscritto in misura percentuale nel contratto che avete stipulato con la banca.

Per accertare l’usurarietà, non basterà il solo contratto, dovrete chiedere alla banca anche l’estratto conto, che non vi potrà essere rifiutato, in quanto per legge la banca è tenuta a restituirvi la documentazione in suo possesso degli ultimi dieci anni.

A) TAN: il TAN (Tasso Annuo Nominale), è espresso in percentuale è rappresenta il tasso di interesse puro che viene applicato alla somma erogata ogni anno. Esso non va pagato in un’unica soluzione, ma verrà ripartito sull’importo di tutte le rate previste dal piano di rimborso concordato con la banca.

L’importo delle singole rate del finanziamento sarà quindi influenzato proprio da questo valore: più basso è il TAN, più leggere saranno le rate del vostro mutuo, del vostro prestito o del vostro finanziamento finalizzato,

B) TAEG  (Tasso Annuo Effettivo Globale): il tasso annuo effettivo globale è una misura espressa in percentuale che rappresenta il costo complessivo del mutuo o del prestito su base annua. La principale differenza tra i due indicatori sta proprio nel fatto che il TAEG comprende tutte le possibili spese accessorie che dovrete sostenere per ottenere il finanziamento, quali:

  • le spese di istruttoria, necessarie per l’apertura della pratica;

  • le spese di incasso e gestione della rata;

  • imposta di bollo/sostitutiva sul contratto;

  • imposta di bollo su ogni singola comunicazione inviata dalla banca al cliente, se prevista dal contratto;

  • costo per le singole comunicazioni periodiche;

  • i costi di eventuali perizie di stima;

  • i costi di eventuali polizze assicurative.

C) I tassi relativi agli interessi di mora.

Gli interessi di mora, a differenza di quelli sopra descritti (c.d. interessi corrispettivi), sono uno strumento che le banche utilizzano per tutelarsi ove i debitori ritardino il pagamento delle rate del finanziamento, o che non saldino il debito. Per il semplice fatto che il creditore è privato della sua fonte di entrata nei tempi concordati in fase contrattuale è legittimato ad essere risarcito del danno economico subito.

Gli interessi moratori si calcolano a partire dal giorno successivo alla scadenza del pagamento, ma non tutte le banche gestiscono la mora nello stesso modo. È, pertanto, molto importante, prima di firmare un qualsiasi contratto con la banca, leggere con attenzione la spiegazione del funzionamento degli interessi di mora, in caso di ritardo o mancata corresponsione di una o più rate.

Aspetto assai rilevante, ai fini del calcolo del superamento del tasso di soglia usura, è che gli interessi di mora vanno sommati al TAN e al TAEG.

E’ ormai consolidato sul punto l’orientamento della giurisprudenza di legittimità e quella di merito.

La Corte di Cassazione con la sentenza del 9 gennaio 2013, n. 350 ha stabilito che per verificare se il tasso praticato dalla banca sul mutuo (principio applicabile anche ai prestiti personali o finanziamenti finalizzati) è usurario, si devono conteggiare anche gli interessi di mora.

Il confronto del tasso praticato dalla banca con il tasso soglia deve avvenire, quindi, tenendo conto anche degli interessi moratori contrattualmente previsti in caso di ritardato pagamento delle rate.

Recentemente tale indirizzo è stato ribadito dalla Suprema Corte di Cassazione con l’ordinanza del 4 ottobre 2017, n. 23192.

La Cassazione richiama in calce al provvedimento altra recente pronuncia di medesimo stampo, la Cass. Civ. Sez. VI-5 marzo 2017 n. 5598, secondo la quale “è noto che in tema di contratto di mutuo, l’art. l  della legge n. 108 del 1996, che prevede la fissazione di un  tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti debbono  essere considerati usurari, riguarda sia gli interessi  corrispettivi che quelli moratori” (Cass. 4 aprile 2003, n.  5324).

Si consideri che queste due recenti  pronunce hanno un contenuto molto conciso e stringato, che non ammette dispute, peraltro emesse dalla VI Sezione in camera di consiglio e non in pubblica udienza, ai sensi dell’art. 375, comma 1, n. 5 c.p.c., cioè in ipotesi di manifesta fondatezza o infondatezza del ricorso (quindi laddove non  vi siano proprio dubbi in proposito e ci sia ben poco da discutere).

III) Forme di tutela

L’usura costituisce un reato, oltre che un illecito civile.

La legge n. 108/1996, di cui si è già fatto cenno, ha riformato l’ art. 644 c.p. che prevede e punisce il reato di usura e l’art. 1815, comma 2, c.c.

L’art. 644, comma 3, c.p. preceve che “la legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari”. Questa disposizione rinvia all’art. 2, comma 4, della legge n. 108/96, che ha definito il concetto di usura, attraverso la disciplina del tasso effettivo globale medio (TEGM), che costituisce il parametro al quale occorre raffrontare il tasso d’interesse di un’operazione creditizia al fine di accertarne l’usurarietà.

Come si ricorderà è l’Autorità amministrativa (il Ministero del Tesoro, sentiti la Banca d’Italia e l’Ufficio Italiano dei Cambi) a stabilire ogni tre mesi il c.d. tasso soglia usura, attraverso il tasso effettivo globale medio degli interessi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari iscritti negli elenchi tenuti dalla Banca d’Italia e dall Ufficio italiano dei Cambi, relativamente ad operazioni della stessa natura.

Dunque, è sufficiente che il tasso d’interesse applicato al vostro mutuo o al vostro prestito (tenendo conto del TAN, TAEG e degli interessi di mora) superi la soglia determinata periodicamente in sede amministrativa, affinché possa essere qualificato come usurario.

Questa prima ipotesi è definita c.d. usura presunta, o oggettiva.

Alla fattispecie di usurarietà “oggettiva” il legislatore ha affiancato una seconda fattispecie, di carattere residuale. La seconda parte dell’art. 644, comma 3, c.p. precede che “Sono altresì usurari gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria” (c.d. usura in concreto o soggettiva).

Ciò significa che il direttore che coordina la banca che ha applicato tassi d’interesse superiori al tasso soglia usura al vostro mutuo o al vostro prestito sarà iscritto nel registro delle notizie di reato per il reato di usura e nel corso del procedimento penale potrete costituirvi parte civile chiedendo la somma a titolo di risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, nonché le spese e gli onorari di costituzione e di difesa.

Sotto il profilo civilistico, la legge n. 108/96 si è limitata a riformulare, all’art. 4, l’art. 1815, comma 2, c.c., in tema di mutuo, secondo cui “se sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”.

Questa disposizione del codice civile sanziona fortemente la condotta posta in essere dalla banca usuraia, poiché sia che venga superato il tasso soglia usura previsto dall’art. 644, comma 3, c.p. prima parte (usura oggettiva), sia che ricorra l’ipotesi prevista dalla seconda parte di quest’ultima diposizione (usura soggettiva) non solo non dovrete più corrispondere gli interessi usurari, ma neppure quelli nella misura legale, inoltre, la banca potrà essere condannata alla restituzione (anche integrale) degli interessi illecitamente pagati sul capitale finanziato.

Si è venuto, in tal modo, instaurando un stretto rapporto di interdipendenza tra la nozione civilistica di interesse usurario e il reato di usura, dato che la fattispecie di usura, descritta dal legislatore nell’art. 644 c.p., costituisce l’unico criterio di accertamento del carattere usurario degli interessi, valevole anche ai fini civilistici, cioè ai fini dell’art. 1815, comma 2, c.c.

Conseguentemente, la sanzione civilistica, per la cui operatività è sufficiente il solo fatto dell’usurarietà dell’interesse convenuto, potrà applicarsi indipendentemente dalla sussistenza in concreto del reato di usura, qualora, ad esempio, sia intervenuta una causa di estinzione del reato o della pena, oppure non ricorra il presupposto del dolo dell’agente.

Altra possibile tutela è il risarcimento del danno non patrimoniale ove sia data la prova in giudizio che a cagione dell’usura praticata dalla banca abbiate sofferto un danno morale, esistenziale, oppure dell’immagine.

In tal caso il Giudice liquiderà il danno in via equitativa.

Ove si scelga di agire civilmente occorrerà presentare un reclamo formale alla banca per chiedere che vengano ricalcolati tutti gli interessi. L’istituto è tenuto a rispondere entro 30 giorni.

Se la risposta non arriva entro questo termine, oppure non vi soddisfa, potrete rivolgervi all’Arbitro bancario e finanziario. Per cause entro i 100.000 euro, i tempi non superano di norma i 4 mesi.

Se riuscite a spuntarla, la banca deve rimborsarvi gli interessi percepiti illecitamente.

Se la banca non rispetta la decisione dell’Arbitro, avete la facoltà di avviare una causa in Tribunale.

IV) Usura originaria e usura sopravvenuta

I rimedi a cui si è accennato si riferiscono all’usura bancaria originaria, vale a dire ai casi in cui il tasso soglia usura venga superato dalla banca nel momento in cui avete stipulato il contratto di mutuo o di prestito.

Il discorso si complica notevolmente nel caso di usura bancaria sopravvenuta, che si verifica quando il contratto prevede un tasso di interesse non usurario al momento della stipula (perché stipulato prima della L. 108/1996 o perché conforme al tasso soglia vigente in quel momento), ma che è divenuto tale nel corso del rapporto a seguito della variazione dei tassi soglia rilevati dall’Autorità ammistrativa.

L’incidenza del sistema normativo anti-usura, introdotto dalla legge n. 108/96, sui contratti stipulati anteriormente alla sua entrata in vigore, nonché ai contratti stipulati dopo l’entrata in vigore della legge 108/96 recanti tassi iniziali inferiori alla soglia usura e divenuti superiori solo nel corso del rapporto, fino a pochi anni fa ha generato due orientamenti contrapposti fra le sezioni semplici dei Giudici di Piazza Cavour.

Recentemente, sono intrvenute le SS.UU. della Cassazione a comporre il contrasto. Con la sentenza n. 24675 del 2017 esse hanno ritenuto che “Allorché il tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario superi, nel corso dello svolgimento del rapporto, la soglia dell’usura come determinata in base alla disposizioni della legge n.108 del 1996, non si verifica la nullità o l’inefficacia della clausola contrattuale di determinazione del tasso degli interessi stipulata anteriormente all’entrata in vigore della predetta legge, o della clausola stipulata successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della stipula; né la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato può essere qualificata, per il solo il fatto del sopraggiunto superamento di tale soglia, contraria al dovere di buona fede nell’esecuzione del contratto”.

Tale sentenza che ritiene priva di fondamento la tesi della illiceità della pretesa del pagamento di interessi a un tasso divenuto superiore alla soglia usura solo nel corso del rapporto è stata accolta certamente con grande favore dalle banche, ma non dalle associazioni dei consumatori.

Resta il fatto che tale sentenza ha fatto discutere (e farà ancora discutere) tantissimo perché di fatto la Cassazione autorizza gli istituti di credito a mantenere in vigore i tassi stabiliti contrattualmente anche quando questi tassi ricadono oltre la soglia dell’usura a seguito degli aggiornamenti normativi.

A questo punto viene da chiedersi: la legge anti-usura protegge il consumatore come si era pensato fino ad oggi oppure tutela l’istituto di credito?